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Una scelta difficile di vita

Raffaele Rossi è nato a Perugia il primo febbraio del 1923. Alla fine degli anni Trenta partecipa come studente dell’Istituto Magistrale alla organizzazione dei primi gruppi antifascisti in relazione con professori di alta levatura morale e intellettuale come Elisa Quadri e Averardo Montesperelli, presidente dell’Istituto di studi filosofici, che, con la collaborazione di Aldo Capitini, fu uno dei centri più attivi e fecondi dell’antifascismo culturale italiano.

Durante l’occupazione tedesca fa parte del movimento giovanile di resistenza nella città di Perugia, assumendo poi incarichi di direzione del movimento giovanile comunista e del partito. Dopo il 18 aprile del 1948, nella difficile situazione in cui sembravano essere rimesse in discussione le fragili conquiste democratiche, si dimette da insegnante di ruolo per dedicarsi pienamente alla direzione del PCI. Diviene nel 1848 vice segretario e poi nel 1951 segretario della federazione di Perugia. Dal 1956 al 1966, è chiamato a dirigere quella di Terni. E’ eletto membro del Comitato Centrale nell’VIII Congresso del 1956, anno “indimenticabile” nella vicenda della critica e della condanna dello stalinismo nella diversità e alterità tra l’esperienza sovietica e quella italiana. Nel 1966, mentre riprende l’insegnamento, assume l’incarico di segretario regionale del partito.

Nel 1968 è eletto Senatore della Repubblica per tre legislature (Collegio di Terni e poi quello di Perugia), svolgendo l’attività parlamentare fino al 1979 in diverse Commissioni (Industria, Vigilanza RAI, Interparlamentare per le Regioni, Ecologia), e con particolare impegno in quelle della Pubblica Istruzione e degli Esteri. Diviene membro del Consiglio d’Europa (Commissione Cultura ed Educazione).

In diversi momenti assume incarichi amministrativi nel Consiglio comunale di Perugia (1952-1956), in quello di Terni come consigliere e poi assessore alla Pubblica istruzione (1960-1968), in quello di Perugia (1975-1980) e poi nel 1980, come vice sindaco, fino alle dimissioni nel 1987. E’ anche capolista e capogruppo nel Consiglio comunale di Montecastrilli in particolare rappresentanza della zona di Avigliano.

E’ chiamato a far parte di alcune istituzioni culturali come il Consiglio nazionale della Dante Alighieri di cui è ora Consigliere emerito con diploma di benemerenza e medaglia d’argento, l’Università per Stranieri, l’Accademia di Belle Arti, Il Collegio del Cambio. Per trenta anni è stato membro dell’Istituto per la storia dell’Umbria contemporanea e per diciotto anni presidente, partecipando ad un’intensa attività di ricerca e di direzione. E’ socio della Deputazione di Storia Patria per l’Umbria.link

Gli studi

Completati gli studi magistrali nel 1942, inizia subito l’attività di insegnante in quelle “scuole rurali” che erano una simulazione della scuola e una fucina di analfabetismo di rapido ritorno, osservatorio di una povera Italia dimenticata. Consegue poi la laurea in Lettere all’Università di Roma (laurea in storia del Risorgimento) e l’abilitazione in Storia e Filosofia.

L’insegnamento nella scuola elementare e poi in quella media continuerà negli anni successivi in altre località della provincia di Perugia e di quella di Terni, occasione di conoscenza dell’Umbria plurale nelle città e nei tanti piccoli centri della regione. Al problema della scuola dedicherà negli anni Sessanta articoli, studi e ricerche. Un saggio fu premiato, nel giugno 1967, al Concorso indetto dal “Centro nazionale di studio per i problemi della scuola nelle campagne”.

Una vita in compagnia dei libri in cui finì per imporsi lo studio della storia, attività che ha costantemente accompagnato l’impegno politico: la storia nazionale come condizione di una comprensione critica del presente con particolare riferimento al Risorgimento e al periodo giolittiano come antecedente della prima guerra mondiale e della dittatura, la storia urbana nell’Umbria delle città.

Per quanto concerne la città di Perugia gli anni settanta e ottanta sono quelli di un forte impegno per elevare la qualità urbana nelle nuove zone d’immigrazione e per salvaguardare i valori ambientali e sociali della città storica: le iniziative della “Festa Grande” e la proposta del “Consiglio Grande” richiamavano le ragioni più profonde dell’identità cittadina e indicavano la necessità di ridare senso alla democrazia. Ai problemi della scuola e dell’Università, a quelli della storia nazionale e del movimento operaio,a quelli della storia urbana ha dedicato trenta anni di studi e di scritti.
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